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lunedì 25 giugno 2012

Non mi starà mai tutto in valigia

Eccomi ancora una volta a fare la valigia.


Questa volta per non tornare. Da qualche anno a questa parte ormai, sono abituato.

Si viene, si va, e ci si porta dietro cose.

"Cosa me ne faccio di queste bottiglie di birra fregate al bar quella sera? - A cosa mi servono i fogli di appunti che ho comodamente salvati nel computer? - Cosa me ne faccio di questa foto stampata e attaccata al muro, un po' rovinata e che ho comunque nel computer?"



Vestiti ormai vecchi, calzini bucati, scarpe consumate, tutto quello che non è necessario deve essere lasciato, per sempre, in questa terra di vichinghi dove nemmeno a fine giugno splende il sole.

Cercando di vendere qualcosa per pagarmi il ritorno a casa, ho pensato a quanto tenessi a quelle cose, ma più che all'oggetto fisico in se, a tutto quello che mi avevano dato, a tutto quello che mi avevano fatto provare e mi avevano significato durante questo viaggio in Danimarca.

Ricordi legati a persone che non saranno con me fisicamente, che ho deciso di lasciare, ma che mi porterò per sempre dietro.
Questo corto post per dire che la Danimarca per me ha significato molto. Un anno in cui ho dimostrato a me stesso di potercela fare con una manciata di corone e tanto ottimismo, quell'ottimismo che mi ha portato a guadagnare qui molto di più di quello che avrei pensato alla partenza.

Lo stesso ottimismo che mi farà andare avanti. Perché non mi starà mai tutto dentro in valigia, ma tutto rimarrà dentro di me.

mercoledì 13 giugno 2012

Funghetti Allucinogeni

Mi trovavo a pescare un biscotto danese dal mio caffellatte mentre guardavo Olanda - Germania (non chiedetemi come la mia cena potesse essere a base di biscotti burrosi e caffellatte) quando sono stato suggestionato. Forse il burro, forse qualcosa nello zucchero, non lo so, ho iniziato a pensare e ad elaborare nuove teorie. Molte persone riconoscono in questo un fatto chiamato "trip mentale" o "allucinazione da funghi", ma io, in tutto questo pensare, c'ho trovato qualcosa di vagamente affascinante.

Tra queste teorie la migliore selezionata da me (e da una giuria di esperti) è stata quella di accoppiare animali di specie diverse, per creare nuovi fenotipi assimilabili a quelli dei Pokemon. Poi ho dovuto abbandonare questo progetto perché il cane della coinquilina greca non ci stava ad accoppiarsi con una tartaruga ritagliata dalla carta del giornale. Per cui sono finito a pensare al senso della vita. Classico, no?

Che senso ha la vita non ha neanche gusto il chiederselo, visto che ruoteremmo intorno ad argomenti e temi tuttora irrisolti da millemila anni, al massimo ci si può fermare, fare un respiro profondo e chiedersi che senso ha la propria vita. Molto spesso infatti ci si preoccupa della vita degli altri, di piacere agli altri, di non offendere gli altri, ma mai si presta abbastanza attenzione a quello che si vuole per se stessi.


Sarò pieno di me stesso, ma nella vita più volte ho deciso di prendere una strada che fosse mia, e non condivisa dalla "ratio" della comodità. Per "ratio" della comodità intendo quel fatto per cui le persone scelgono molto spesso la decisione più abbordabile invece di ricercare la migliore, quella che si desidera di più. Non dico che non mi piacerebbe trovarmi in una posizione di comodo, ma dico solo che la vita è troppo breve per accomodarsi e guardare il resto passarci davanti. Per quello che a volte si deve agire d'impulso.


Come quando ho deciso di studiare Economia. 

"Economia è sinonimo di mediocrità. Anni di studio approssimativo per sfornare milioni di cassieri di banca che si differenziano da quelli del supermercato solo perché non portano il grembiule. Lo studente di economia è il meno dotato in assoluto, non ha interessi se non organizzare aperitivi e aperitivi e aperitivi. Non spiegandosi nemmeno lui come sia in grado di passare gli esami, si sente vestito di un ruolo importante quando al bar si parla della crisi economica o di altre puttanate simili. In questo contesto prende la parola spiegando agli astanti che lo spread è un titolo azionario e che il debito pubblico italiano è colpa dei comunisti. Finirà in banca e sarà rispettato da tutte le mamme del mondo, che non si stancheranno mai di ripetere ai propri figli «Hai visto Giorgio? Che l’era un ignorante e con economia le finìo in banca? Altro che ti e la to fisica teorica!» (cit.)


Ho trovato questo trafiletto sfogliando il web, e ancora una volta mi sono stupito di come gli stereotipi ci minimizzino. Perchè dovrebbero fare da filo conduttore e invece ne tritano il concetto, ne sottolineano il più piccolo dettaglio e lo trasformano nella peggior etichetta che tu possa avere. 

Perchè alla fine tutto si riduce ad un'etichetta. Tu e lei siete fidanzati, Voi due siete sposati, l'altro ha una relazione complicata con l'altroancora e così via. E la gente non ha capito niente di te se quello che le importa è l'etichetta che compare sulla tua fronte, quando pensi di voler dimostrare chi sei, mentre ci si attende che tu dimostri quello che vogliono vedere loro. 

Quando dovresti fare ciò che ti senti di fare.



Quando dovrebbero essere le emozioni a parlare.



E non i funghetti allucinogeni.



Gianbellan

sabato 5 maggio 2012

Oggi mi sento Charlie Brown

“Good ol’ Charlie Brown” is the lovable loser in the zig-zag t-shirt—the kid who never gives up (even though he almost never wins). He manages the world’s worst baseball team…yet shows up for every game. He can’t muster the courage to talk to the Little Red-Haired girl…yet keeps hoping. Even though he gets grief from his friends, his kite-eating tree, even his own dog, Charlie Brown remains the stalwart Hero. (cit. Charles Schultz)

Oggi mi sento proprio come Charlie Brown. Un Amabile Sfigato. 

A parte il fatto di riuscire a parlare con le ragazze. Quello mi riesce bene. Sarà perché ho la lingua lunga, non riesco a tacere, sono cattivo e acido, o sarà perché ho già trovato la mia "Little Red-Haired girl" (nel mio caso Blond-Haired).

Partiamo dunque con la mia giornata sfigata di oggi.

1. ore 11.30 - Prendo la bici, faccio un metro, e cade la catena.
2. ore 12.03 - Dovendo essere ad un meeting pre-partita alle 12 accelero, ma a metà strada cade la catena.
3. ore 12.20 - Arrivo al meeting, discussione persa per lavarmi il grasso della catena dalle mani, riscaldamento, e inizia la partita.
4. ore 14.13 - 13 minuti ho giocato. Una scarpa rotta. Un ginocchio in faccia. Una spalla distrutta. Sostituito
5. ore 16.45 - Spendo i rimanenti 67 minuti a guardare. Odio. Almeno abbiamo vinto.
6. ore 17.20 - Torno a casa, e scopro che pure la Rugby Rovigo è stata eliminata all'ultimo minuto di recupero.
7. ore 18.30 - Mi preparo per un barbecue. Spalla dolorante. Non riesco ad usare un braccio, mi sporco di Nutella. Cambio maglia.
8. ore 19.00 - Esco, trovo la bici con il copertone bucato. Bene.
9. ore 19.05 - Vado a prendere l'autobus. A metà strada la spalla mi fa ancora troppo male. Scendo. Vado all'ospedale.
10. ore 21.10 - Una settimana di riposo completo. Torno a casa, convinto che ci sia il Derby. Invece c'è Roma-Catania.



Certe giornate come queste vorresti non succedessero mai. Ma capitano. Shit happens. Ma è questo che riesco sempre ad apprezzare di me. Il fatto che si continua ad andare avanti, a testa alta. Perché mi farebbe più male fermarmi, ed essere travolto dai fatti.

Preferisco farne parte.

Non voglio cadere in un universo fatto di "what if..."

sabato 21 aprile 2012

Riflessioni su un Soggiorno all'estero Mai iniziato

Non vi ho mai parlato della mia vita a Copenhagen, degli amici con cui esco, delle persone che frequento, di come trascorro i weekend nella capitale Danese. E mi sento in colpa per questo.

Ma vedete, cari lettori, non lo faccio apposta. La verità è che tutta questa strada ti fa crescere interiormente in maniera così profonda che molto spesso si tende a tralasciare quello che c'è attorno, ma ti accorgi poi che sono le persone che hai vicino, che rendono il tutto speciale.

Io per esempio ero un sedentario. Da piccolino non avrei mai voluto lasciare il paesello, bensì avrei voluto fare l'archeologo (ero convinto ci fosse l'Università al paesello), poi il veterinario, l'astronauta, il lattaio, aprire un'edicola solo per avere gli sconti sul Topolino, diventare un pescatore e infine un ingegnere aerospaziale. 

Una volta arrivato a Padova mi sono abituato così bene allo stile di vita cittadino che mai me ne sarei andato da lì. Le lezioni, le passeggiate, i mercoledì universitari, l'animazione in centro, ma sopratutto gli amici mi facevano sentire a casa, sentivo che il legame con la città diventava solido. Poi Milano, prima nei week-end, poi d'estate, ed infine Lisbona.

Meravigliosa la capitale Portoghese, niente da dire, una delle città più belle in cui trascorrere una vita tranquilla di giorno e movimentata fino all'eccesso di notte. La città in cui non è un lusso chiamare un taxi o comprare una bottiglia di Don Perignon in discoteca, la città che non dorme mai, che ti ospita sotto le sue stelle, la città dove il Cristo Rei ti guarda, ti abbraccia e se può ti chiede un goccio di Mojito.

E se non fossi mai venuto a Copenhagen? Se avessi deciso di restare al paesello dopo essermi preso il pezzo di carta dell'Università? Se fossi rimasto ipnotizzato da Lisbona, se avessi deciso di tornare a Padova o ancora se avessi aperto quell'edicola per poter avere gli sconti sul Topolino?

Probabilmente avrei fatto altre esperienze, avrei incontrato altre persone, diverse o uguali nel carattere, avrei trovato altro ad aspettarmi. Ma niente sarebbe stato certo.

La sola certezza è che avrei perso ciò che mi ha portato Copenhagen. Non solo tanto freddo, ma soprattutto tante avventure, tante conversazioni, tante amicizie, ma soprattutto un cambio profondo. 

Non avrei mai conosciuto quel personaggio che è il Fra, da cervello in fuga dall'Italia a cervello in fuga dalla Danimarca, convinto sostenitore della Apple che ha deciso, a quanto pare, di tornare a casa di mammà una volta finito il Master qui.

Non avrei incontrato Attila, l'ungherese pazzo, che oltre ad essersi dimostrato un grande amico (mi ha trovato casa tramite la ragazza che frequentava, la mia attuale coinquilina greca) si sta dimostrando un grande festaiolo e sempre più pervertito.

Non avrei mai passato minuti al telefono cercando di capire dove fosse finito Martino, il mio amico svedese, che a causa di alti concentrati alcolici ogni tanto si perde nei sobborghi di Copenhagen, ed impiega ore prima di arrivare a casa. Una volta siamo quasi finiti in una quasi rissa assieme, un'altra siamo andati a sbattere con la bici addosso una macchina parcheggiata. Cicatrici fisiche, quelle, altroché.


Poi tanti altri studenti provenienti da tutta Europa, come il vecchio islandese Gudjon che ha lo spirito di un bambino, i tanti Norvegesi, i Danesi che ho conosciuto nella squadra di rugby, la mia coinquilina greca e il suo cagnolino.
Tante persone che mi hanno lasciato un segno dentro.

E poi i tanti Italiani qui in Danimarca, Andre in primis, e Alessiya, che un po' ricorda Barbara D'Urso, sarà per via di quell'accento romano, o sarà perché abusa di Uomini&Donne, Pomeriggio5 e simili, ma che avendo vissuto qui per 4 anni mi è sempre stata vicina. 

Ma soprattutto Fintabionda, perché nella vita non sai mai cosa aspettarti, ma ti auguri sempre di incrociare un sorriso come il suo; uno di quelli potenti, che ti raddrizza la giornata.

Ecco come una scelta di vita, presa quando sei ubriaco ("ghahaghgggg, vado a Copenhagen, basta!" semi citazione) ti cambia le carte in tavola. Non è solo il freddo che ti porta questi pensieri, ma la vita. Questa maledetta che ti scombussola ogni 3x2 manco fosse un'offerta del supermercato.

E potrei stare qui tutto il giorno, come in un fumetto della Marvel, a chiedermi "cosa sarebbe successo se.." e scoprire che sicuramente non avrei scritto questo post, non avrei fatto tante cose, non avrei mai provato il caffè danese (non provatelo eh), non avrei mai visto la statua della Sirenetta, mai scoperto come la lingua danese possa esistere ancora nonostante tutto, ma soprattutto scoprirei che adesso mi sarei sentito incompleto.

Come questo cerbiatto, non conoscerei che cosa mi aspetti dietro l'albero.

giovedì 5 aprile 2012

Io ero tornato per prendere il sole

Tornato da Copenhagen alla Malpensa pensavo di trovare il sole ad aspettarmi, invece c'era il grigio. Caldo, comunque (15 gradi sono una cosa che si può solo immaginare in Danimarca, di questi tempi) ma mi aspettavo molto di più. Soprattutto perché sono attualmente di carnagione color bianco latte, e più di qualcuno mi ha dato il consiglio di prendere un po' di sole.

Ovviamente, una volta arrivato a casa è cominciata la tiritera di parenti e amiche di mia madre (le più scrupolose osservatrici del mio status quo) che hanno iniziato a dire come sono dimagrito, se mi faccio da mangiare, se son bravo a cucinare e se uso il burro. Domande alle quali rispondo alternando cenni e risate, sperando che sta tortura finisca il prima possibile.

Poi la famiglia ti aggiorna su cosa è successo nei mesi in cui eri via. Si parte con un bollettino di guerra che contiene, ahimè, chi ci ha lasciato, chi si è sposato, chi ha avuto figli e un riassunto di 45 minuti sui nuovi episodi di Gossip Girl. Poi si viene alla politica, al fatto che ci son troppe tasse da pagare e che serviranno i miracoli per arrivare a fine mese, ma son discorsi ormai triti e ritriti, che alle mie orecchie suonano vuoti.

Poi gli amici. Rivederli ci sta sempre, ma accorgerti di come non sono cambiati, mentre tu l'hai fatto profondamente, lascia sempre un po' di delusione. I discorsi son sempre quelli, i posti da vedere sempre gli stessi, mai niente di nuovo, mai niente di diverso.

Quindi alterno le mie giornate tra film, facebook e twitter, aspettando un sole che deve ancora uscire, perchè io voglio scaldarmi ed abbronzarmi. Perchè ne ho bisogno.

Intanto, Buona Pasqua a tutti,

Abraço

Gianbellan

lunedì 2 aprile 2012

Cosa metto in valigia?

Poi dici che non esistono più le mezze stagioni.


Una settimana passata fuori dal bar dell'università a bere caffè e prendere il sole, spesso disturbato dal vento freddo del Nord, ma con tutta la voglia di dormire che si porta dietro la primavera. Fino a venerdì, quando il nostro progetto di fare un barbecue all'aperto finisce perché l'inverno decide di tornare. Freddo, vento, pioggia, il tutto coronato da una nevicata fitta questa mattina, giusto per fare le cose per bene.

Bel pesce d'aprile, gran giocherelloni gli dei lassù, fate voi. Fatto sta che il progetto di arrostire hamburger, costine, pancetta e salsicce a darci dentro come degli animali da combattimento è saltato. Alla fine tutto va così. Non puoi programmare una cosa nemmeno con un giorno d'anticipo, di questi tempi.

No, perché il destino (o qualcosa di simile) si mette sempre in mezzo a fare questi tiri mancini assurdi, e mentre tu passeggi mangiando il tuo gelato e godendoti il panorama arriva da dietro qualcuno e 'pam', ti ritrovi a guardare il tuo gelato al pistacchio e cioccolato spiaccicato sull'asfalto. 

In questo momento sto preparando la valigia, sto cercando di portare a casa più cose invernali possibili, così posso portare su qualche costume da bagno o qualche maglietta a maniche corte in più. Ma poi penso: "e se  per quando ritorno (tra 10 giorni) l'inverno non se n'è ancora andato?" Allora mi ammalerò. E starò a letto (il che proprio un male non è).

Quindi sorge spontaneo decidere di lasciare qualcosa a Copenhagen. Qualche maglione, qualche felpa, anche qualche pensiero. Tra una scarpa e l'altra in valigia non mi ci sta più molto. Devo fare attenzione a cosa mi serve veramente, a cosa posso rinunciare, cosa posso lasciare a casa e cosa, invece, sento di dover portarmi via.

Riflettendo, spesso mi accorgo di come parecchie situazioni assomiglino alla vita reale. Ma poi capisco che queste sono la vita reale. Una vita che non è fatta di se e di ma. Ma solo di azioni. Quelle che decidiamo noi. E le più importanti sono quelle che facciamo perché lo sentiamo.

Per cui lascio qua qualche maglioncino e mi porto via i pantaloncini. Perché mi devo abbronzare.

Dalla incerta (meteorologicamente) Copenhagen,

Vi ses

Gianbellan

domenica 4 marzo 2012

Fottuto vento, fottuti posti al riparo


Quando pedali per Copenhagen, con la bicicletta scassata, c'è un vento fottuto che ti sbatte da tutte le parti. Ti fa barcollare, ti rende difficile pedalare. Senti che vorresti scendere dalla bici e proseguire a piedi, da quanto difficile diventa continuare con la bici. 

Alle volte, il fottutissimo vento ti arriva in faccia quando c'è qualcosa di bello, di cui fare esperienza da vedere. Nei punti più belli della città, sui laghi, sui vecchi palazzi, posti in cui ti vorresti girare, dare un'occhiata, scoprire a fondo. Ma che per un modo o nell'altro, per colpa di questo fottutissimo vento non riesci a fare.


Ci sono poi quelle vie che ti riparano dal vento. Quelle stradine che imbocchi per caso, di cui non ricordi la storia, non ricordi la particolarità, ma loro sono lì e ti riparano dal vento, fanno in modo che tu riprenda il fiato, ricominci a pedalare, e ti prepari ad affrontare quello che sarà il prossimo colpo di vento.

Eppure quei muri sono lì da sempre o da tempo immemore. Loro se ne stanno lì a farsi i cazzi degli altri e nessuno li considera. Magari ci fa la pipì in qualche angolo. Ma loro sono lì, non si muovono, hanno visto più di altri e non si interessano di loro stessi. Si preoccupano di chi cerca riparo.

Sono quelli di cui ci possiamo fidare, quei passaggi nascosti che trasudano di coppiette passate a baciarsi, nonne che portavano a casa il pane, scolaresche a passeggio, e che ci regalano momenti di felicità, al riparo da tutto e da tutti, in pace con noi stessi.

Leggevo, citando @twittopolis, che "mentre cerchiamo il partner perfetto, spesso, tralasciamo le persone con le quali potremmo trascorrere una vita felice". 

E la vita a Copenhagen riflette questo. Cerchiamo di fermarci a godere del panorama perfetto e veniamo colpiti dal vento, che ci distrae e ci fa perdere molto spesso l'equilibrio, mentre non diamo importanza a quei posti che nessuno conosce ma che ci proteggono dal vento e ci danno sicurezza, ci fanno felici e più rilassati.

E dai quali angoli possiamo godere di un panorama anche migliore.

giovedì 1 marzo 2012

Attento Al Lupo

Rieccomi dopo due settimane di astinenza da questa scrittura sgraziata e che funziona perfettamente da sfogo. Le mie (dis)avventure le potete seguire comodamente su Twitter. 

Febbraio per me è sempre stato un mese di profonde emozioni, sia belle che brutte. Un mese che a volte non dice niente, e non si fa notare nemmeno quando è bisestile. L'anno scorso era la crisi post Erasmus, che mi ha fatto passare un mese a rimbecillirmi di foto e video sui 6 mesi trascorsi a Lisbona, quest'anno un febbraio partito bene, piano piano, sottovoce, e finito in un vortice di deliri soggettivi e svolte demenziali che bene o male segnano il mio imperturbabile percorso verso la maturità.

Vivendo, viaggiando, imparando a conoscere diverse culture capisci come sono le persone e fai tesoro di quel bagaglio che i viaggiatori si vantano di aver accumulato.

CAZZATE.

Dalle persone si impara solo una cosa. Che le persone non cambiano. Ad esempio. Io sono uno stronzo. L'ho sempre detto, me l'han sempre detto. L'ho dimostrato. Eppure c'è chi crede che sotto sotto ci sia un tenerone. Si, c'è. Ma non aspettatevi che venga fuori immediatamente, sennò il bello dov'è?

E mi sono trovato a scappare diverse volte. Prima dall'Italia. Poi dal Portogallo. Poi nuovamente dall'Italia. E perchè, improvvisamente, dopo un periodo di tranquillità (?) a Copenhagen, sento il bisogno di cambiare di nuovo vita?

Ma perchè è sempre il momento buono per cambiare (citando gli Smiths). Non solo per scappare dai problemi. Anche per abbracciarli, farli tuoi, affrontarli e riuscire vincitore. In questo periodo della mia vita non sono mai stato più focalizzato su quello che voglio. Con tutti i pensieri che ho in testa (credetemi, son pesanti) pensavo di fallire facilmente il colloquio che avevo stamattina, invece ho fatto ancora meglio della prima intervista, e ho buone chance di passare. Almeno ho dato prova a me stesso di saper eccellere sotto pressione.

E se per ottenere quello che voglio devo cambiare vita, cambiare compagnia, cambiare quartiere, ben venga. Perché è pur sempre quello che voglio, e grazie a questo stato di grazia che rafforza la mia corazza, come direbbero ancora una volta gli Smiths "era da tanto tempo che non sognavo". Per cui, per una volta nella mia vita è tempo che mi prenda quello che mi spetta.

Devo solo stare "attento al lupo" (Ciao Lucio)

Vi Ses

Gianbellan

giovedì 16 febbraio 2012

Cadute e Risalite che diventano Routine.


La Belen Rodriguez si veste come Borat. Ovviamente non dispiace a nessuno, ma a questo punto, Italiani, chiedetevi se ne valga la pena di continuare pagare il Canone RAI, o se si farebbe mica prima a comprarsi l'account su YouPorn.

Oggi il mio livello di stanchezza si riflette tutto sull'acidità che sale, e che va a sbatterti in faccia, come quando fermi una porta girevole e quello dietro ci lascia naso e denti. Forse ha ragione chi dice che a volte bisognerebbe lasciare le palle girare per bene, in modo che l'effetto elica scateni un uragano e si porti via tutto quello che ti da fastidio. 


In queste giornate uggiose la temperatura è tornata a salire, e dai livelli ampiamente sotto zero dell'ultima settimana l'inverno sembra farsi strada verso la fine. Ovviamente per caldo intendo 3 gradi, ma qui ci si deve accontentare anche di questo, dopotutto è un miglioramento.

Miglioramenti che vanno e vengono e scuotono la tua giornata, facendoti passare da livelli paradisiaci di estasi a momenti in cui puoi solo scuotere le spalle e chiederti dove hai sbagliato. 
Alti e bassi, come quelli dell'Inter. Vincere ininterrottamente per poi fermarti di colpo, capire che sei vulnerabile e bloccarti. Come la rosea prospettiva sull'Europa portata da Monti, subito ricacciata ad essere più color rosso grazie alla situazione disperata della Grecia. Un blocco seguito da una caduta in picchiata.

Ma che può essere allo stesso tempo base per una risalita, per una ripartenza. Fermarsi di colpo, pensare, mettere il cervello al lavoro, e trovare il modo di risalire.
La vita funziona come la variazione dello spread. Sale. Scende. Sale un po' meno. Scende troppo. Risale di botto. Nessuno può prevedere quello che succederà domani. Ma possiamo vedere troppo bene quello che succede oggi, e basare il nostro futuro su questo.



Basare il futuro su quello che succede oggi? Di solito gli economisti fanno così, ed è forse per questo che stiamo così tanto inguaiati che neanche la mamma della Perpetua sa. Il passato è sempre qualcosa che ci condiziona, ma che possiamo benissimo lasciarci indietro. Lo porteremo sempre con noi. Nel nostro bagaglio.

E pian piano accantoneremo tutti i nostri i bagagli vicino al muro, e perchè no, ci costruiamo una scala. Una valigia vicina all'altra, ognuna con i nostri ricordi, le persone passate, le esperienze, che ti aiutano ad arrivare sempre più vicino al tuo obiettivo. Che di certo non puoi preimpostare. Ma che di certo puoi incontrare durante la scalata.

Questo per dire tutto e non dire niente. Dalla Danimarca tutto ok, la vita continua tra studio matto, lavoro duro, la gente che pattina sui laghi porta allegria. Sono finalmente arrivati i risultati dell'IQ test per la Maersk e a quanto pare ho fatto bene visto che mi hanno chiamato per un altro colloquio in un altro dipartimento stavolta! E domani ho un'intervista per un'associazione di consulting presso la Business School. Insomma mi tengo impegnato per non pensare troppo. 

Pensare a tante di quelle cose che fanno schizzare il mio umore come i prezzi della benzina. E ricominciare il discorso sul sali-scendi che ormai sta diventando routine giornaliera.

sabato 11 febbraio 2012

Nevica fuori, Brucia dentro

Un po' di tempo per cercare un piccolo spazio di giornata solo per me. Il tempo. E' tutto quello che ci serve a volte, per recuperare dalle delusioni d'amore, per far cuocere una pasta, per arrivare in fondo ad un traguardo. E alle volte quel bastardo si mette contro di noi, facendoci correre più del previsto, mettendoci di fronte ad ostacoli da scavalcare per non perdere il tram alla fermata.

La fitta nevicata che ha avvolto di bianco l'Europa c'ha raffreddato, e ci ha fatti barricare in casa, vicini al termosifone, con giornate a base di tisane bollenti e coperte riscaldate, ad aspettare che la tormenta finisse. Chi preoccupato per chi era fuori al freddo a lavorare per noi, chi preoccupato per la propria sorte, visto che a Roma "nevica ogni morte di Papa". Tuttavia stare davanti alla finestra c'ha fatto pensare a tutti, c'ha fatto evadere, facendoci confondere con gli stessi fiocchi di neve che si posavano sull'asfalto.

Io mi trovavo in giro, quando tutto è iniziato. Uscito da un bar, la neve cadeva, scendeva inesorabilmente, e non so con quali parole descrivere quel momento, ma mi sentivo felice. Felice per qualcosa che finalmente era arrivato, e che stavamo aspettando da tempo. La neve non solo crea disagi, ma lascia quel misto di buonumore e assuefazione che riesce a perdurare nel tempo. 

Ancora il tempo, questo figlio di puttana, si sveglia un sabato e ti mette un cronometro davanti. E tu sai che devi correre per non perdere il tram, e arrivare in ritardo all'appuntamento che è la vita. Il tempo che si porta via le cose, si porta via i tuoi cari, ma che non potrà mai prendersi ciò che sei, ciò che vuoi essere, e ciò per cui credi fermamente valga la pena di lottare. Anche se per farlo sei costretto a brancolare nel buio.


E ci si ritrova davanti ai laghi, a fissare quella distesa bianca dove qualche giorno prima nuotavano i cigni. La tormenta è finita, il vento freddo e il gelo hanno lasciato il segno, ma ciò che ha portato la neve non se n'è andato, brucia forte dentro, e l'unica cosa da fare è cercare la ragione per cui ancora ti scalda il cuore fino all'ustione.

In mezzo a tutta quella neve ci siamo noi, bisogna solo trovare il nostro fiocco, e vedere a cosa è rimasto impigliato, per capire dove cercare la ragione per cui dobbiamo lottare.


Ragione per cui non mollare.

Ragione per cui siamo anche pronti a tirarci indietro.

Ragione per la quale ci dimostriamo uomini.


Queste riflessioni che la neve porta, mi fanno assomigliare a Fabio Volo, quindi se voi adesso volete andarvi a tagliare le vene posso capirvi benissimo. Ma ogni tanto fa bene un attimo di pausa per pensare a queste cose, ci da l'occasione per vedere dove siamo arrivati, e vedere quanto possiamo ancora migliorare.

Dalla ridente Copenhagen,



Vi ses.

Gianbellan

martedì 31 gennaio 2012

Nuova settimana, Nuova Playlist

In questa ultima settimana ne abbiamo sentite di tutti i colori. Ora, dopo un corri corri, trovo il tempo di riposarmi, mettermi al computer, trovare due ore per me, e ascoltarmi l'ultima playlist messa su con la stessa fretta con cui ho pranzato oggi.

Gli elementi del nuovo governo se ne escono fuori. E' la volta di Martone. E sapete che vi dico? 
Io gli do ragione.
Ammetto che essere studente lavoratore allo stesso tempo, specialmente in Italia, porta a dei ritardi considerevoli nella tabella di marcia di un giovane. Ma sono anche conscio del fatto che se uno è iscritto all'Università in qualità di "studente-lavoratore", nel suo libretto non può essere segnato alcun ritardo, ne deve venir riscontrato un numero minimo di crediti da ottenere per procedere negli anni di studio. 
Inoltre sono convinto che il vice Ministro ce l'avesse con tutti quei giovani che si iscrivono all'Università per paura del futuro, perchè non hanno voglia di lavorare, o semplicemente perchè preferiscono fare la vita del mantenuto. Iscriversi, fare uno, due, al massimo tre esami all'anno, aggregarsi a cortei, giocare alla Play Station in aula studio, o farsi di canne il mercoledì sera. Questi sono gli "Sfigati", e non lo dico io perchè mi son laureato in tre anni esatti (e non sono un genio), ma lo dicono i numeri di una spesa pubblica che aumenta per mantenere questi nullafacenti. 

Poi è toccato ad un movimento popolare entusiasmare la mia settimana. Mi riferisco a quanto è accaduto nel programma di Santoro, la scorsa settimana.
Oltre al fatto che ho deciso di fare il venditore di cavalli, se mi può rendere una casa alla Romanina (come quella della simpatica signora che alla domanda: "Lei risulta nullatenente?" ha risposto: "Che vuol dire nullatenente? Chi è tenente?") mi ha colpito soprattutto l'essere "popolare" del movimento sardo, unito a quello dei "Forconi". Un contadino, un operaio, assieme al piccolo imprenditore, al maestro elementare, al ricercatore precario. Mi ricorda tanto la copertina di un album dei Coldplay, o forse era un quadro sulla Rivoluzione, non ricordo bene.

Ah, e caro Castelli. Prima ti dici povero dichiarando 145.000 euro l'anno (e chissà quanti ne hai evasi), poi rispondi comparando la Lombardia alla Sicilia, facendo vedere quanto (?) il Nord Italia sia meglio del Sud. Ma sai che ti dico io, da Veneto? Tu eri Ministro della Repubblica Italiana. Se questo non ti dice niente allora vai a giocare alla Secessione con i tuoi amichetti, che al Nostro Paese ci pensiamo noi, gente che ci tiene veramente al futuro, perchè a noi "tu non ce li rompi i coglioni!".

Infine, anche a Copenhagen è arrivato l'inverno. Ha iniziato a nevicare, i laghi stanno ghiacciando, la Wondercool Copenhagen è alle porte (una specie di festival che tratta un po' di tutto; se siete curiosi: http://wondercoolcopenhagen.com/) e uscire con gli amici è all'ordine del giorno.
Pensate che sabato ero in un posto chic (?) e mi parte "Che Idea" dei Flaminio Maphia in versione remixata.

I corsi sono iniziati nuovamente, e sarebbe un'ottima idea quella di mettersi sotto a lavorare. La preparazione atletica è ritardata, il dottore mi ha detto di riposare visto che ho il fisico di un ottantenne, racchiuso nel mio corpo ventenne, quindi aspetto per rimettermi in forma, guardando lo sport in tv invece di uscire e correre.

Nel frattempo la Danimarca ha vinto i campionati europei di Pallamano. Quindi fuochi d'artificio e quant'altro, fiumi di birra per le strade, e poi tutti a dormire. Tutti qui sembrano felici. Si sta bene, non lo nego, forse troppo per pensare che a settembre dovrò fare le valigie di nuovo e andarmene a Praga. Inizio ad odiare la mia vita da viaggiatore, non fai tempo ad abituarti che subito devi cambiare. O forse è solo sta maledetta Danimarca, troppo efficiente (c'ho messo 4 minuti alle poste, stamattina) e troppo perfetta da assomigliare ad un sogno.

O forse solo ad un incubo socialista.

Vi ses,

Gianbellan

domenica 8 gennaio 2012

Ottimismo nel paese delle favole

La prima settimana del 2012 se l'è filata in velocità, e tutto qui è continuato alla normalità. La crisi non è finita, i Maya non hanno spostato la data perché il 21 dicembre ho un calcetto, Twitter è pervasa di reduci di Netlog che intasano i TT con Bieber e soci.

E dal passare le giornate tra libri, articoli, saggi, video, nel tentativo di capire come fare bene ai prossimi esami (nel tempo libero studio), sembra che le cose in questo 2012 inizino ad ingranare. Aiuta il fatto che questa città sembra uscita da un libro di favole, e per citare il film "In Bruges", come si fa a non innamorarsi di una cazzo di città che sembra uscita da un libro di favole?

La tranquillità, l'aria pulita che si respira qui, non si trova. Non perché i sondaggi dicono che qui l'aria è la più pulita al mondo, i bambini giocano nei parchi, il centro diventa teatro dei saldi di giorno e palcoscenico della vita notturna di notte. Ma perché è un posto che da speranza, non mette pressione, e con calma e pazienza permette a tutti di avere quello che si meritano.

Forse è presto per parlare, ma alla fine qui si trova una cosa che al momento in Italia non si riesce a trovare. Ottimismo. Ottimismo che nel nostro paese non c'è e non viene accolto. Capisco che il momento è veramente difficile, ma ci troviamo dentro fino al collo perché c'è stato permesso da quelli al potere di essere quello che siamo, Italiani. 

Mentre negli anni del boom economico la direzione dell'alto era perentoria, si è sempre più col tempo affievolita, e i governi successivi, con B. al capolinea, chiedevano agli Italiani, invece di sacrifici e comportamenti determinati, di essere semplicemente se stessi. Ci hanno lasciato giocare, invece di essere indirizzati verso il futuro, ci hanno parcheggiati, e lasciato in macchina mentre loro facevano pausa al ristorante.

Ora, l'esecutivo chiede sacrifici ad un popolo disabituato a farne, in un Paese dove il differenziale ricchi-poveri è uno dei più ampi nel mondo civilizzato, e dove il popolo ignorante (in aggiunta a tutti i Leghisti) si oppone a chi sta facendo quello che non è stato fatto negli ultimi vent'anni. Ecco perché non siamo ottimisti. Perché non siamo capaci di esserlo.

Mentre nei paesi che escono dai libri delle favole, l'ottimismo non è forzato dai coniglietti che cantano, dagli arcobaleni e dalle farfalle (anche perché qui o piove o è buio), ma l'ottimismo arriva dall'esperienza che fai della vita in queste città. Ed è una cosa che dobbiamo recuperare anche noi Italiani.

Anche perché Andersen amava l'Italia, e se ha scritto favole così realistiche è perché l'ha visitata.

Vi ses,

Gianbellan

domenica 1 gennaio 2012

Happy New Year, Mrs. J.

E anche questo primo dell'anno è andato, e nonostante mi sia perso metà della serata di ieri per ovvie ragioni, oggi non ho fatto altro che sorridere, cantare, essere felice.

La gente con cui ho passato questo Capodanno è veramente speciale. Un italiano, uno svedese, un tedesco, un austriaco, un messicano, un canadese, una francese e due britannici, una specie di melting pot che ha reso diverso questo inizio dell'ultimo anno prima del cambiamento di un'era, secondo i Maya.

Tuttavia passeggiare per Copenhagen oggi, città fantasma, mi ha fatto pensare, ed ho realizzato che l'avventura che sto vivendo è qualcosa di unico, e tutto ciò è reso unico dalle persone che sono con me, dagli incontri, dalle amicizie e dai rapporti che nascono tra sconosciuti.

Questa volta è stato merito di una ragazza britannica, amica di Martin, che chiamerò Mrs. J, citando Billy Paul. Mrs. J è una di quelle ragazze di cui non ti puoi non innamorare istantaneamente: corpo perfetto, non troppo magra, capelli castano chiaro, occhi azzurri, bocca da baciare. Il suo accento British, i suoi discorsi, il modo che ha di sorridere ha iniziato a farmi vedere le cose in maniera differente. Alla fine ho realizzato che era quello che serviva:

Non devo correre alla ricerca disperata di una ragazza solo per dimenticare brutte relazioni o perchè ci si vuole togliere uno sfizio, ma quello che voglio è essere così, di buon umore, voglio essere confuso per una ragazza, diventare un completo idiota di fronte a tutti per lei, e sentirmi come se fossi la persona più felice del mondo.


Perciò, anche se alla fine non ho combinato niente (e non per colpa mia perlomeno), ho ripreso fiducia, e ho saputo, parlandoci poco dopo stasera, che ero riuscito a rimorchiarla pur conoscendola da 5 ore. Perchè ho ancora il tocco magico, e diciamolo, noi italiani ci facciamo onore in questo campo.

Per concludere, vorrei solo che questo 2012 possa continuare come è iniziato, come un'avventura per riscoprire me stesso prima, e per trovare la ragazza con cui essere confuso.

 So, thank you Mrs. J, and Happy New Year!
Gianbellan

P.S. Nella mia checklist di buoni propositi per il 2012 ho inserito: andare a Londra, avere un appuntamento con una ragazza britannica, nella speranza che sia Mrs. J. 

Lisboa

Lisboa
The city which took my heart

Copenhagen

Copenhagen
Lovely capital of Denmark, the city where I use to live